Il Ghetto di Varsavia è stato il più grande ghetto nazista istituito in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto.
Creato ufficialmente dalle autorità tedesche il 16 ottobre 1940 all’interno della Polonia occupata, ha rappresentato uno dei simboli più tragici della persecuzione e dello sterminio del popolo ebraico.
Venne isolato completamente dalla città con la costruzione di un muro alto circa 3 metri il 15 novembre 1940.
La sua massima espansione è stata di circa 3.5 km² (pari al 3% della superficie di Varsavia), dove fu costretto a vivere il 30% della popolazione cittadina.
La popolazione massima ospitata all’interno del ghetto di Varsavia è stata tra le 400.000 e le 450.000 persone, compresi i rifugiati ebrei deportati dalle regioni vicine.
Le condizioni di vita all’interno del ghetto erano estreme (razioni ufficiali di circa 184 calorie al giorno per gli ebrei), sovraffollamento, epidemie di tifo e totale isolamento informativo. Oltre 92.000 persone morirono prima delle deportazioni.
Tra il 22 luglio e il 21 settembre 1942, i nazisti misero in atto la Großaktion (Grande Azione): circa 250.000 – 300.000 ebrei vennero rastrellati e deportati nel campo di sterminio di Treblinka, riducendo la popolazione del ghetto a circa 55.000 persone.
Il 19 aprile 1943, quando le truppe tedesche entrarono nel ghetto per deportare gli ultimi superstiti, i civili e i combattenti della resistenza ebraica risposero con le armi. La Rivolta del Ghetto di Varsavia si concluse il 16 maggio 1943: i nazisti incendiarono e rasero al suolo l’intero quartiere edificio per edificio, deportando o uccidendo tutti i sopravvissuti.
Oggi l’ex area del ghetto (corrispondente in gran parte al moderno quartiere di Muranów) ospita diversi monumenti storici e luoghi della memoria.
Il Monumento agli Eroi del Ghetto si trova nella piazza antistante il Museo POLIN della Storia degli Ebrei Polacchi (articolo dedicato) e commemora i combattenti della rivolta del 1943.
Il Monumento di Umschlagplatz sorge nel punto esatto in cui gli ebrei venivano ammassati sui vagoni ferroviari per essere spediti a Treblinka.
Alcuni frammenti del Muro del Ghetto originale in mattoni rossi sono ancora visibili nei cortili di via Sienna e via Złota.
Il Monumento del Bunker di Anielewicz è il simbolo più celebre e tragico dei rifugi sotterranei della resistenza ebraica. Oggi il sito (corrispondente al moderno indirizzo di via Miła 2) è parzialmente occupato da una collina artificiale, il Tumulo di Anielewicz, creata nel dopoguerra accumulando le macerie degli edifici distrutti del ghetto.
Sulla cima si trova il memoriale del 1946 con un’iscrizione in polacco, ebraico e yiddish in memoria dei combattenti caduti.



















