Il Museo dell’Insurrezione di Varsavia (Muzeum Powstania Warszawskiego) è uno dei musei più significativi di tutta la Polonia.
È stato inaugurato il 31 luglio 2004 in occasione del 60° anniversario della rivolta di Varsavia.
Il museo commemora i 63 giorni di lotta e il sacrificio della resistenza clandestina dell’Esercito Nazionale (Armia Krajowa) e dei cittadini di Varsavia per liberare la città dall’occupazione nazista prima dell’arrivo delle truppe sovietiche.
Il museo sorge all’interno di una ex centrale elettrica dei tram, l’edificio durante i combattimenti del 1944 si trovò proprio sulla linea del fronte.
All’interno del museo si trova il Monumento d’Acciaio con il battito cardiaco per ricordare la vita a Varsavia nel 1944, la replica del bombardiere Liberator B-24J usato per paracadutare rifornimenti alla popolazione, la tipografia clandestina dove si stampavano i volantini per la resistenza e la Sala del Piccolo Insorto (Sala Małego Powstańca) dedicata ai bambini e ai giovani che presero parte alla rivolta come staffette o messaggeri.
All’esterno del museo si trova il Parco del Ricordo, dominato da un lungo muro su cui sono incisi i nomi dei soldati della resistenza caduti durante i combattimenti.
La Rivolta di Varsavia iniziò il 1° agosto 1944 alle ore 17:00 (“ora W”) e rappresenta la più grande operazione militare clandestina della Seconda Guerra Mondiale.
Fu guidata dall’Armia Krajowa (l’esercito partigiano legato al governo polacco in esilio a Londra) e contava su circa 50.000 insorti. L’intento politico e militare era liberare Varsavia dai tedeschi con le proprie forze per accogliere l’Armata Rossa da città già libera per evitare un governo fantoccio comunista.
Dopo 63 giorni di resistenza eroica in condizioni disumane (senza acqua, cibo ed elettricità e sotto costanti bombardamenti) il generale polacco Tadeusz Bór-Komorowski fu costretto a firmare la capitolazione il 2 ottobre 1944.
A decretare il fallimento dell’insurrezione fu la sproporzione delle forze in campo combinata con la totale passività dell’esercito sovietico, che scelse di arrestare la propria avanzata sulla sponda opposta del fiume Vistola, assistendo all’annientamento della resistenza polacca senza intervenire o concedere supporto aereo ai paesi alleati.
Le perdite umane furono enormi con circa 16.000 combattenti polacchi e oltre 150.000 civili.
Dopo la capitolazione firmata il 2 ottobre 1944, Hitler ordinò di evacuare la popolazione superstite e radere al suolo Varsavia, incendiare biblioteche, archivi e il 90% degli edifici della città.
Le truppe sovietiche entrarono a Varsavia solo nel gennaio del 1945 trovando solo una città fantasma.


































