L’assedio di Sarajevo

Sarajevo durante la Guerra di Bosnia, dal 1992 al 1995, subì un lungo assedio delle armate serbo-bosniache. 

Nei mesi che precedettero la guerra le forze della JNA (armata popolare jugoslava) iniziarono a schierarsi sulle colline che circondano la città con l’artiglieria. 

Il 2 maggio 1992 Sarajevo fu completamente isolata dalle forze serbo-bosniache. Le principali strade che conducevano in città furono bloccate, così come anche i rifornimenti di viveri e medicine. I servizi come l’acqua, l’elettricità e il riscaldamento furono tagliati.

Gli storici indicano una media di oltre 300 esplosioni al giorno durante il corso dell’assedio, con un massimo di 3.777 granate sganciate il 22 luglio 1993. Gli incendi causati dai proiettili danneggiarono seriamente le strutture della città, inclusi gli edifici civili e culturali.

Tra i danneggiamenti più rilevanti ci furono quelli del Palazzo della Presidenza della Bosnia Erzegovina e della Biblioteca Nazionale, che bruciò completamente insieme a migliaia di testi non più recuperabili.

Una delle principali stragi effettuate sulla popolazione civile fu quella del 5 febbraio 1994 al mercato coperto Markale. Sabato 5 febbraio, intorno alle 12.10 un proiettile di mortaio calibro 120 mm, sparato dalle colline che circondavano la città, colpì in pieno il mercato con la morte di 68 persone ed il ferimento di oltre 140.

Un altro luogo tristemente famoso è l’Hotel Holiday Inn, inaugurato durante le olimpiadi invernali. L’hotel si trova lungo in Viale dei Cecchini ed era usato durante la guerra come quartier generale della stampa internazionale. Fu lo stesso però bersagliato costantemente dai proiettili e dalle granate sparate delle vicine colline. 

Fu raggiunto l’accordo del “cessate il fuoco” nell’ottobre 1995, e l’Accordo di Dayton fu siglato sempre nello stesso anno per ristabilire la pace. Seguì un periodo di stabilizzazione e di ritorno alla normalità, con il governo bosniaco che non dichiarò la fine dell’assedio di Sarajevo fino al 29 febbraio 1996. 

In seguito ai danni di guerra la città venne ricostruita anche se oggi sono ancora visibili i segni del conflitto sia in ambito architettonico che culturale.

In ogni luogo di Sarajevo si trovano le “Rose di Sarajevo”, luoghi di impatto delle bombe durante l’assedio. Si trovano sul cemento e negli anni del dopoguerra, gli abitanti della città, li hanno dipinti di rosso a memoria delle vittime.

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