Sarajevo

Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, si trova a cavallo tra occidente ed oriente ed è conosciuta anche come la Gerusalemme dei Balcani: qui hanno sempre convissuto quattro religioni: quella cristiana, quella ebrea, musulmana e quella ortodossa.

Famosa per essere stato il luogo in cui avvenne l’assassinio dell’arciduca austriaco Francesco Ferdinando per mano del rivoluzionario Gavrilo Princip, è da sempre simbolo di multiculturalità.

Sede dei giochi olimpici invernali nel 1984.

Sarajevo durante la Guerra di Bosnia, dal 1992 al 1995, subì un lungo assedio delle armate serbo-bosniache. 

Nei mesi che precedettero la guerra le forze della JNA (armata popolare jugoslava) iniziarono a schierarsi sulle colline che circondano la città con l’artiglieria.

Il 2 maggio 1992 Sarajevo fu completamente isolata dalle forze serbo-bosniache. Le principali strade che conducevano in città furono bloccate, così come anche i rifornimenti di viveri e medicine. I servizi come l’acqua, l’elettricità e il riscaldamento furono tagliati.

Gli storici indicano una media di oltre 300 esplosioni al giorno durante il corso dell’assedio, con un massimo di 3.777 granate sganciate il 22 luglio 1993.

Gli incendi causati dai proiettili danneggiarono seriamente le strutture della città, inclusi gli edifici civili e culturali. Dal settembre 1993, i rapporti militari sottolineano il fatto che tutti gli edifici di Sarajevo erano stati danneggiati, e 35.000 completamente distrutti.

Tra i danneggiamenti più rilevanti ci furono quelli del Parlamento della Bosnia Erzegovina e della Biblioteca Nazionale, che bruciò completamente insieme a migliaia di testi non più recuperabili.

Fu raggiunto l’accordo del “cessate il fuoco” nell’ottobre 1995, e l’Accordo di Dayton fu siglato sempre nello stesso anno per ristabilire la pace. Seguì un periodo di stabilizzazione e di ritorno alla normalità, con il governo bosniaco che non dichiarò la fine dell’assedio di Sarajevo fino al 29 febbraio 1996.

In seguito ai danni di guerra la città venne ricostruita anche se oggi sono ancora visibili i segni del conflitto sia in ambito architettonico che culturale.

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